
La vittoria larga sul Genoa completa un ciclo e ne riapre un altro, così l’Inter annuncia la riapertura ufficiale del discorso scudetto. Ora serve essere all’altezza del Barcellona per accreditarsi in Champions League e caricarsi con l’Europa in attesa degli scontri diretti.
LA VERA NOTIZIA SONO I 67.532 – A Milano è un sabato pomeriggio al centro di un ponte lungo quattro giorni, e non fa neanche freddo, di peggio c’è solo Ferragosto. Allora da dove arrivano i 67.532 (vedi articolo) che scelgono di andare allo stadio invece del viaggetto da weekend lungo? Questo pubblico, che ha ancora voglia di scommettere sull’Inter, è stato più che ricompensato con la prestazione sontuosa di sabato, in attesa degli scontri al vertice, dove tutto serve, soprattutto sentire lo stadio che ti gonfia i muscoli. Questo dato è forse superiore ai tre punti e ai cinque gol rifilati a un Genoa (unico peraltro, non lo dimentichiamo, a strappare un punto dall’Allianz Stadium) troppo malmesso per uscire con meno danni da San Siro, dove aveva lasciato tutte le energie tre giorni prima, comunque impegnando seriamente il Milan. Con questo Genoa l’Inter non vince, bulleggia. Ruba caramelle, soldi e merendine ai rossoblù, privati pure del cugino grosso Krzysztof Piatek, anche se i danni peggiori gli arrivano da un presidente capriccioso bravissimo più che nel costruirli, nello smontare i giocattoli, specie se funzionano troppo bene. Luciano Spalletti, arcinemico dei tour operator, fiuta l’aria e sperimenta, tenendo fuori cinque titolari e ridando respiro a gente che oggi, in questa Inter, riesce raggiungere livelli inaspettati fino a poche settimane prima. Poter contare in campionato sui due esclusi dalle liste UEFA Roberto Gagliardini e Joao Mario sarà importantissimo nell’economia di una stagione che assorbirà le energie di tutti. In questo senso l’ambiente milanese aiuta molto Spalletti, che invece a Roma doveva fare i conti sui famosi “visini” tristi di chi vedeva meno il campo. A Milano non è abitudine, la cultura del lavoro si respira nell’aria e Lucio finisce per ricevere balocchi e profumi da chi era già dato per scartato o figlio della serva. Forse il lavoro di Giuseppe Marotta è già cominciato?
PRESSIONE SULLA CAPOLISTA – La Juventus ha numeri da record, ma il campo non sa contare. Il campo dice che Napoli e Inter possono inseguirla come segugi instancabili in attesa del minimo passo falso. Al di là dei numeri, è il piglio che accomuna le prestazioni delle inseguitrici. Giocate iperboliche quelle del San Paolo, vorticose e affilate, all’altezza di un Parco dei Principi, segno che Carlo Ancelotti sta migliorando quel che era già migliore. Ma il Camp Nou è ancora oltre chiunque. Là chiunque avrebbe sofferto quel che ha sofferto l’Inter, ragion per cui la sfida di domani, Leo Messi o non Leo Messi, deve avere due finalità. Non solo far punti nel girone di Champions League, ma anche mandare messaggi al campionato (leggasi Juve), quindi accrescere la minacciosità della inseguitrice, elemento questo da coniugare imprescindibilmente al raggiungimento della miglior forma tecnica e tattica. In questo senso i dieci minuti con assist di Joao Mario per il gol del recuperato Radja Nainggolan sono puro doping interiore.
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