
La sfida col Barcellona ha permesso all’Inter un confronto diretto con una big d’Europa. La “Gazzetta dello Sport” evidenzia le distanze emerse.
DISTANZA DAL TOP – L’Inter si interroga appena può sulla distanza che la separa dal suo specialissimo Paese dei Balocchi, quello che ospita le big d’Europa. Ultimo aggiornamento: la strada è giusta, ma non bisogna avere fretta che manca ancora un po’. Il confronto con i migliori e il Barcellona è nella cerchia ristretta dei top d’Europa è un buon momento per misurare le distanze. Per valutare lo spread fra le «economie» più solide e la propria. L’Inter lo sta riducendo, anche se resta da lavorare.
DIFFERENZA NEL GIOCO – Il differenziale più alto, e più appariscente a San Siro, è stato relativo al gioco. L’idea di «andare a prender si il pallone» ha incontrato più resistenze del previsto (e già ne erano previste parecchie). Busquets ha asfissiato Brozovic, gli esterni hanno creato superiorità, il Barcellona ha completato 662 passaggi contro 312, costringendo gli interisti a correre «a vuoto» 7 chilometri più di loro. Numeri enormi che rappresentano bene quella superiorità di palleggio apparsa evidente. Il tiqui-taka, come Roma, non si costruisce in un giorno: il processo è stato avviato, la filosofia è stata recepita, ma per sfidare i giapponesi sulla tecnica di taglio del sushi serve un lungo apprendistato.
ROSA PIU’ AMPIA – L’ingresso di Malcom, la panchina di Rafinha, il modo in cui il Barça ha superato l’assenza di Messi (e di due centrali difensivi) raccontano poi l’ampiezza della rosa di Valverde. E se è vero che l’ingresso di Lautaro ha dato la scossa, le scelte di Spalletti sono decisamente più limitate. Nainggolan non al meglio, quasi zoppicante, gioca comunque perché le alternative non garantiscono lo stesso potenziale. Gli infortuni nel lungo periodo (specie in mezzo) rischiano di pesare più che altrove.
POCHE ALTERNATIVE TATTICHE – Il progetto tecnico è «giovane», nonché ampiamente rinnovato in estate: questo fa sì che gli automatismi tattici siano appena stati costruiti. Se altre big possono cambiare 3-4 moduli nel corso di una gara, l’Inter oggi ondeggia solo fra 4-2-3-1 e 4-3-3 (scarti minimi).
DISTANZA NEL FATTURATO – Il tutto, in fondo, può essere riassunto con la differenza fra stadio del progetto (è l’anno del ritorno in Champions) e la qualità a disposizione in rosa. Quest’ultima poi, è legata forzatamente a un altro spread, quello economico. I 693 milioni di fatturato del Barça, contro i 297 dell’Inter, si traducono in più campioni in blaugrana. Ridurre quel gap è nei progetti di Steven Zhang.
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