Inter VS Inter, ormai la corsa deve essere solo contro se stessi

Ivan Perisic Chievo-Inter

La classifica di Serie A colloca l’Inter lontanissima dalla vicecapolista Napoli e lontana dalle inseguitrici Lazio e Milan, c’è poco da sorridere dopo l’1-1 di ieri col Chievo ma molto per comprendere gli errori finora e porvi rimedio.

INTER ANTI-NULLA – Già derubricata da anti-Juve ad anti-Napoli, a quest’Inter sembra che dobbiamo dare un altro appellativo facilotto di quelli che vengono bene in prima pagina per sfangare la copietta o il clicketto in più. A pochi giorni dal panettone siamo costretti a registrare il fatto che questa Inter oggi non sia anti-nulla. E non solo perché lo dicano attuale classifica e status europeo, ma perché era scritto nelle cose già mesi fa. Metti un Radja Nainggolan che non gira come l’anno prima. Mettici i Croati spremuti d’estate che girano bene uno alla volta, oggi Ivan Perisic e Sime Vrsaljko, ieri Marcelo Brozovic. Mettici una gestione che non valorizza al meglio i panchinari, e avrai la situazione sotto agli occhi di tutti. E non così imprevedibile anche nell’agosto scorso.

NIENTE AVANZI, MA IERI SÌ! – Non ha molto senso spargere meriti e colpe qua e là. Dal pareggio contro l’ultima in classifica si possono dedurre molte cose, cose già evidenti nell’altro sciagurato 1-1 contro il PSV Eindhoven. La squadra non ha il killer instinct, una prerogativa di chi nelle vene deve avere ghiaccio bollente, ovvero freddezza, lucidità e sangue agli occhi al tempo stesso. Carenze ravvisabili nel modo stesso in cui è stata allestita questa Inter. Luciano Spalletti, che a gennaio non vorrà avanzi da altre squadre, a giugno si è ritrovato con avanzi della Roma e della Juventus, due giocatori “lasciati uscire”, a differenza dell’abilmente strappato alla Lazio Stefan de Vrij, tra i pochi di alto rendimento assieme a Matteo Politano. Lautaro Martinez non aveva precedenti in Serie A, era una sorpresa tutta da costruire, e per ora Spalletti non sembra averlo valorizzato né in senso motivazionale né come gestione tecnica. Keita Baldé Diao un brodino caldo di mercato. Ecco che ci si ritrova aggrappati a Joao Mario e Borja Valero, due onesti lavoratori di centrocampo, l’uno con piedi migliori dell’altro, ma vestiti degli abiti di salvatori della patria. Più che coppia d’assi, si direbbe una “mano del morto”, quella che in gergo pokeristico consente ai giocatori eliminati di avere una chance in più per rientrare in gioco.

MAURO TUTTOFARE – Lo scoglio a cui aggrapparsi, ieri come oggi si chiama Mauro Icardi. Nella scorsa stagione bastava dargli la palla nell’area avversaria e il gioco era fatto. Oggi gli si chiede di tornare indietro a ricevere e smistare e poi, (che scherziamo?) deve anche buttarla dentro. Poi magari, quando ha finito, fa il bucato, stira le casacche, passa la cera ai pavimenti dello spogliatoio e fa il pieno alle auto dei compagni. Logico aspettarsi che una Wanda Nara moglie-agente si senta autorizzata a chiedere all’Inter uno stipendio un po’ più vicino a quello di Gonzalo Higuain, oggi fantasma da oltre nove milioni annui, laddove Maurito è quasi già in doppia cifra.

CALMA E SANGUE FREDDO – Pensavamo davvero che il Chievo fosse il nuovo Benevento? Quell’ultimo posto è bugiardissimo. Prendere gol al Bentegodi era un’eventualità non remota. Così come il miracolo di Stefano Sorrentino. Ma una squadra che sottoporta non uccide questo tipo di partita deve farsi tante domande. E anche in fretta, poiché mancano tantissime partite e oggi la confusione sotto il cielo nerazzurro è tanta. Giuseppe Marotta sta perpetrando una intelligente politica dei piccoli passi. Niente bizze inutili di mercato a gennaio ma un lavoro lento, certosino e mirato, che punta al mercato estivo. Fino ad allora dall’Inter si attendono segnali su chi ci sarà ai blocchi di partenza di agosto 2019. Ci sono ancora sei mesi per capirlo. Molto tempo, ancora tutto da dire. Tranne una cosa. Prima e seconda piazza meglio dimenticarle. Ma non per darle ormai per perse. Ma solo per attivare quel meccanismo mentale che sottrae ansia da arrampicata per accendere una migliore e più ragionata gestione del gruppo e delle energie dei singoli. In tal senso la sfida di Santo Stefano può essere un all in. Giocarsi tutte le fiches contro questo Napoli asso del tavolo verde, consapevoli che nella peggiore delle ipotesi il terzo posto rimarrebbe per un altro turno, e perciò andare con gambe e testa leggere. Il che sembra la richiesta maggiore da fare a Spalletti.

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