Palmeri: “Inter, grosso errore su Marotta! Caso Nainggolan, c’è un rischio”

Tancredi Palmeri

Il giornalista Tancredi Palmeri, nel suo editoriale su “Tutto Mercato Web”, commenta anche le recenti vicende in casa Inter tra Beppe Marotta e Radja Nainggolan

RUOLO DI MAROTTA E CASO NAINGGOLAN – Questi i passaggi sui temi nerazzurri nell’editoriale di Tancredi Palmeri: “Altro che serene feste. Mettere le giornate di campionato subito dopo Natale non provocherà solo incazzature in quei tifosi che vedranno le proprie squadre perdere, ma fa vivere ad alta tensione praticamente quasi tutte le squadre di Serie A, in un campionato dove praticamente finora solo in due riescono a sorridere pienamente. E siccome quando ci sono i calci che volano nell’aria, l’Inter è campionessa nel metterci le faccia per prenderli sui denti, ecco allora l’esplosione del caso Radja Nainggolan, proprio adesso che almeno i problemi disciplinari in questo anno e mezzo di Luciano Spalletti sembravano uno dei pochi a essere risolti. La decisione però di portare un po’ di mondo Juventus (nel senso di ordine e gerarchia) in quello Inter da parte di Beppe Marotta – escludendo d’imperio Nainggolan – propone un’analisi che finora è stata fatta con estrema leggerezza. Forse qualcosa che nessuno ha avuto il coraggio, o la completezza di conoscenza, di dire. Ovvero la domanda: che cosa ha preso l’Inter, prendendo Marotta? Quello che Marotta non è – si è detto che Marotta porta l’acume delle campagne acquisti vincenti dei sette scudetti della Juventus, dei colpi a sorpresa o a parametro zero. Errore, errore molto grosso. E guarda caso il primo a mettere le cose a posto è stato proprio Fabio Paratici, che in un’intervista ha detto che a scegliere i giocatori è stato sempre e solo lui, e non l’ex amministratore delegato. Ora, magari Paratici si è fatto un pochino prendere da quella stessa dialettica che aveva trascinato le parole di Pavel Nedved sull’ex sodale, ma in verità non è andato così lontano dalla verità. Tutti i colpi del mercato estero della Juventus, quelli che hanno cambiato la storia del calcio italiano degli ultimi anni, Arturo Vidal, Paul Pogba, Carlos Tevez e ovviamente Cristiano Ronaldo, sono stati tutti totalmente fabbricati da Paratici. Dal punto di vista del mercato, a Marotta si devono di più quelli che hanno creato il gruppo storico dello scudetto, Andrea Pirlo a parametro zero, le scelte su Leonardo Bonucci e Andrea Barzagli, ma dopo il primo biennio non è mai stato direttamente responsabile delle trattative juventine. Se l’Inter ha preso Marotta per portarsi in casa la capacità di prendere grandi giocatori a prezzo d’occasione, o rapporti eccellenti nelle trattative con le ‘cancellerie’ dei grandi club europei, beh allora ha sbagliato dirigente da prelevare. Due sono i grandi meriti di Marotta: fuori dal club, la creazione di un rapporto intenso tanto politico quanto economico con i club di seconda e terza fascia, che hanno creato quella rete di talenti di secondo piano che entra e esce dal controllo della Juventus, e crea valore nella politica di plusvalenze; fornendo da un lato una continua rendita per le casse bianconere, e dall’altro la possibilità di poter controllare il mercato italiano, facendo continua azione di disturbo sui concorrenti. Una attività che però necessita di tempo, visto che Marotta non si è certo portato appresso i cartellini posseduti dalla Juventus. Dentro il club invece, il merito di Marotta è invece stato la capacità di essere perfetto esecutore dal punto di vista sportivo dei desiderata di Andrea Agnelli, presidente sempre presente e negli anni sempre più presente, ma che per per tanto tempo ha visto il suo dg tradurre in ordine le sue volontà. Questo sì, questo mancava all’Inter, questo potrebbe essere immediatamente utile: una sorta di ‘ingegneria gestionale’ del club da parte di Marotta, che sembra essersi vista immediatamente con la decisione su Nainggolan. Con una differenza però: Marotta nel tempo di Agnelli jr. è diventato perfetta estensione, uomo in totale comunione d’intenti e opere, e la sua autorità e autorevolezza nel club è stata tale perché non è stato mai vissuto come un mero esecutore, ma appunto come una continuazione del presidente (e chissà che proprio questo non l’abbia estromesso dalla Juve). Se all’Inter invece Marotta avrà una sommaria delega plenipotenziaria, ma senza un discreto però fermo e costante appoggio politico, allora l’autorità avrà poco effetto. Sicuro che con Nainggolan si sia voluto immediatamente mandare un messaggio, faccia attenzione però Marotta: le scelte drastiche sono sempre dei punti di non ritorno e delle cambiali a scadenza, non si possono replicare. Sono una sorta di jolly con cui uno si gioca tutto: o sani il rapporto, oppure lo rompi definitivamente. E all’Inter importa che le situazioni migliorino, non fare la faccia brutta fine a sé stessa. Se la decisione drastica su Nainggolan (anziché una politica più silenziosa come avvenuto alla Juventus con Vidal e Pogba) avrà come risultato quello di smorzare il suo rendimento, o provocarne l’addio, allora usare il pugno duro con il belga sarà valso come darselo da soli in faccia. Intanto, contro il Napoli non ci sarà Nainggolan, ed è un dato di fatto che finora con lui in campo l’Inter si era sempre impossessata delle partite (anche con il Chievo, il pareggio è arrivato solo quando lui era già uscito). Occhio a fare la voce grossa”.

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