Inter, dal tormento l’estasi: la vittoria col Napoli è di tutto il gruppo

Lautaro Martinez Inter-Napoli

Il primo Santo Stefano di Serie A del calcio italiano se lo aggiudica l’Inter. Batte la seconda (il Napoli) e oscura la prima (la Juventus), e lo fa nel modo più rumoroso possibile, nel bene (nei novanta minuti) e nel male (fuori del campo e dopo il triplice fischio).

L’EROE CHE NON TI ASPETTI – Il gruppo dell’Inter non sta vivendo una fase di lustrini e paillettes, in questi casi l’unica cura è buttarla dentro in ogni modo possibile senza prenderle, e tant’è accaduto. Che fosse Lautaro Martinez in cauda venenum l’eroe di giornata a spazzare le nubi chi l’avrebbe detto? Ma i prodromi del suo acuto da tre punti erano già visibili dal primissimo istante, un calcio d’inizio di Mauro Icardi già nelle gallery di mezzo mondo, un messaggio forte e chiaro del capitano a tutti: oggi tutti danno tutto fino in fondo. E non si esce senza la vittoria. Certi gesti valgono più del buttarla dentro, che poi un calcione nel sacco tutti sono buoni a darlo. Ma i gesti, quelli forti, solo i capitani li possono fare. E Giuseppe Marotta. Già, questo scontro al vertice nasce da lì. Dalla frustata al bronco più selvaggio della mandria. Un gesto forse tra i meno gravi, quello di Radja Nainggolan, ma arrivato, magari non dal suo punto di vista, al momento giusto. Giusto è stato colpire duro, e la risposta del gruppo è arrivata. Quando il gruppo tira, non c’è insufficienza in pagella che regga. Ivan Perisic è ancora lontano parente del treno che si è fermato in Russia. La manovra non riesce ad innescare le punte e anche Matteo Politano accusa. A un ottimo primo tempo segue una ripresa di marca Napoli. Ma se la difesa tiene e tutti sono compatti, in partita e dediti alla causa, poi il colpo arriva. E se è arrivato lo si deve tanto a Luciano Spalletti. I cambi hanno funzionato, Keita Baldé Diao fa l’assist, Matias Vecino fa velo e Lautaro Martinez fa il chirurgo. Poi gli episodi, certo, non esiste vittoria senza episodi, e il miracolo sulla linea di Kwadwo Asamoah restutuisce all’Inter un elemento prezioso e a rischio smarrimento. Questo dice il campo. Poi parliamo del resto.

UN’ESPULSIONE DAI MOLTI PADRI – È vero, i cori, quelli schifosi, li abbiamo ascoltati tutti e tutti vorremmo citofonare a casa di quegli idioti, ma chi li ha ricevuti se l’è presa con la persona sbagliata. Forse Kalidou Koulibaly aveva le parole del suo presidente ancora in testa. Aurelio De Laurentiis dovrebbe prendersela con se stesso. Se la fai così lunga sul signor Paolo Silvio Mazzoleni poi logico che alla prima occasione qualcuno non si faccia pregare per far contento il suo presidente. Le partite non le rovinano le designazioni arbitrali ma chi le strumentalizza. Al tifoso napoletano serve più un presidente che parte all’assalto dei mulini a vento o la sua squadra in undici per tutta la partita? Logico che poi l’effetto domino colpisca anche altri, vedi Lorenzo Insigne. I due rossi sono assai più pesanti della respinta di Asamoah sulla linea. E il Napoli finisce per perdere qualcosa in più dei tre punti. La sua statura, come squadra, come ambiente e come società, serve più mostrarla a Carlo Ancelotti che al resto del mondo. E in realtà servirebbe anche a tutto il movimento calcio italiano.

SIAMO TUTTI VITTIME – L’arrivo di Cristiano Ronaldo e il ritorno di Ancelotti, l’arrivo di capitali e proprietà internazionali sono segnali di una Serie A che vuole rilanciarsi a livello europeo, ma certi comportamenti spingono dalla parte opposta. Gli incidenti fuori del campo prima di Inter-Napoli ricadono completamente dentro il prato verde e ci tengono aggrappati al medioevo. Questo è il segnale che passa.

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