
Intervenuto durante “Il forum dei talenti” a Malpensa, il vice president dell’Inter Javier Zanetti ha ripercorso grandi pezzi della sua carriera. Fra i passaggi più importanti un ricordo di José Mourinho e della sconfitta contro la Lazio del 5 maggio 2002, oltre a un commento sulla mancata qualificazione dell’Italia ai Mondiali.
LEADERSHIP EVIDENTE – «José Mourinho era il nostro condottiero, un uomo molto preparato di grandissima capacità, anche nell’attraversare i momenti diversi della stagione. Era una persona molto aperta, non come magari tutti pensavano, con noi c’era tanto dialogo. Con me che ero capitano parlava di più ma avevamo un grandissimo rapporto, era la persona che ci ha fatto fare il salto che ci voleva per arrivare a questi successi. Una persona che non lasciava niente al caso, una persona che curava i minimi dettagli perché giocare ad alti livelli quando incontri squadre forti sono i dettagli a fare la differenza, lui su questo era bravissimo. A me è stata data la fascia da capitano quando ero ancora giovane e l’ho indossata sempre con grande onore e con grande orgoglio, perché i compagni mi rispettavano per quello che ero e non per essere capitano. Erano sempre uguali i loro atteggiamenti, credo che questo sia importante perché la fascia da capitano non deve cambiare la tua maniera di essere e soprattutto la tua essenza. Io ho portato la fascia da capitano soprattutto nei momenti di difficoltà, dove il capitano deve indicare la strada e soprattutto cercare di risolvere i problemi insieme a tutto il gruppo. In quel momento è quello che ti guida, penso che un capitano deve parlare poco e deve far vedere tanto».
SCONFITTE COSTRUTTIVE – «Il 5 maggio? Io credo che i momenti di difficoltà siano quelli che ti rendono più forte. Quella partita è stata difficile per noi dell’Inter che eravamo protagonisti, Ronaldo era un fenomeno e lo sarà sempre, uno dei giocatori più forti del calcio mondiale, però quella partita purtroppo non è andata come volevamo noi e abbiamo perso il campionato. Però tutto questo ci ha reso più forti, per quelli che siamo rimasti di sicuro, perché penso che da lì abbiamo cominciato a raggiungere tutto quello che è arrivato. Non è vero che devi cancellare il 5 maggio, perché dopo il 5 maggio è nato il Triplete. Mi dispiace che l’Italia non sia andata ai Mondiali, perché ho tre figli tutti italiani e sono andato a San Siro con i due maschi vestiti con la maglia della nazionale italiana. Dopo la partita piangevano perché si sentono italiani, però io credo che sia duro dire a un bambino di cinque anni che l’Italia non va ai Mondiali, anche io ero triste che l’Italia non andasse ai Mondiali però chissà che questa sconfitta non serva a far ripartire il calcio italiano».
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