Zanetti: “Mai visti i tifosi felici come a Madrid. Il 5 maggio ci ha resi più forti”

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Il vice presidente dell’Inter Javeir Zanetti, nel corso di una lunga intervista rilasciata a “Radio RMC Sport”, ha parlato della sua carriera all’Inter sottolineando aspetti positivi e negativi. Queste le sue parole

ARRIVO ALL’INTER – «L’Inter cercava un portiere ma continuavano a dirgli che avrebbero dovuto prendere il numero 4 di quel club. Un salto incredibile, quando arrivò la chiamata non ci potevo credere. Per me e Paola sarebbe stata una prova importante e avevo paura. Allo stesso tempo sapevo di quella grande opportunità. Sarei dovuto tornare a casa e dire ai miei: “Preparate tutto e trasferiamoci in Italia”. La cosa più bella di quel momento è stata poter dire alla mia famiglia di smettere di lavorare».

MOMENTI BELLI – «Ce ne sono stati tanti nonostante l’inizio difficile. La prima partita, Inter-Vicenza con gol di Roberto Carlos, rappresenta un sogno. La vittoria della Coppa UEFA magica. A Madrid non avevo mai visto tanto felici i nostri tifosi. Sapevamo di non poterli deludere. Altri ci provano, ma non ci riescono. E rimarrà sempre così (ride, ndr)».

MOMENTI DIFFICILI – «Inutile nascondere il 5 maggio, ma ogni difficoltà ci ha reso più forte. Dipende come le affronti le difficoltà. Io per questi colori ho pianto, ogni volta con fierezza perché sapevo che il nostro momento stava per arrivare. Mi aveva cercato il Real Madrid, ma non c’era cosa che desiderassi di più che vincere con la mia Inter».

SINGOLI – «Giocatori più forti con cui ho giocato? Ronaldo il Fenomeno e Messi. Il primo era devastante, Leo in ogni istante tira fuori qualcosa di incredibile. Il più difficile da affrontare? Ryan Giggs, Paolo Maldini e Kakà. Coutinho? Fortissimo, ma in quel momento lì aveva poco spazio perché c’erano altri grandi giocatori. Certi giocatori vanno aspettati, però forse il suo non era il tempo più opportuno».

CESSIONI – «Simeone. È stato poco da noi e credo che l’Inter avrebbe potuto tenerlo. Voleva andare via e ha dimostrato altrove tutto il suo valore».

MORATTI – «Per me è stato un padre, il primo ad accogliermi all’Inter, a darmi fiducia e ad accompagnarmi in fondo al mio percorso. Uno dei pochi capaci di pensare prima alla persona, poi al calciatore».

ALLENATORI – «Con Cuper è iniziato il nostro cambiamento. Ha fatto un grandissimo lavoro, la squadra per lui lottava tanto perché aveva una cultura del lavoro importante. Andavo comunque d’accordo con tutti. Rispettavo le scelte di tutti perché è giusto così. Si hanno sempre le opportunità per dimostrare che il tuo allenatore sta sbagliando a non farti giocare. La squadra comunque è sempre stata la cosa più importante».

NUOVA SFIDA – «La mia è stata una carriera straordinaria. Ora vivo una sfida bella, cerco di imparare un nuovo mestiere, ma l’obiettivo resta quello di sempre: portare l’Inter sempre più in alto. Mi rende orgoglioso vedere rispetto da parte di tutti, ancora di più perché arriva per una singola persona e quella persona resterà per sempre».

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