
Inter-Torino di ieri sera ha dimostrato ancora una volta come Samir Handanovic sia un portiere arrivato al capolinea. La storia dell’Inter, dove sono passati portieri molto più forti di lui, dà degli spunti su cui Luciano Spalletti dovrebbe riflettere per mettere immediatamente mano al problema, visto che a parte gli svincolati non si può intervenire tramite calciomercato.
UN ALTRO REGALO, DOPPIO – L’Inter ha un problema portiere, non certo nato all’improvviso dopo quanto avvenuto ieri sera in Inter-Torino. Inutile girarci attorno: Samir Handanovic è ormai un punto debole di questa squadra e ogni partita che passa non perde occasione di dimostrarlo, con errori gravissimi pagati a caro prezzo e una crescente sensazione di insicurezza. Che la stagione dello sloveno fosse iniziata in maniera disastrosa si era già intuito dalle amichevoli, in primis quella con lo Zenit dove aveva preso tre gol rimanendo immobile a guardare i tiri degli avversari, poi l’indizio era stato confermato col Sassuolo accompagnando in rete il rigore non certo irresistibile di Domenico Berardi, infine ieri è diventato una prova (per chi non l’avesse ancora capito, i più attenti se n’erano resi conto da tempo…) coi due orrori sulle marcature del Torino. L’uscita senza senso sul gol di Andrea Belotti, peraltro fatta da uno che generalmente rimane piantato in porta qualsiasi cosa accada, non ha spiegazioni logiche visto che continua ad andare verso la linea laterale anche quando l’attaccante granata ha già stoppato il pallone, ma pure la reattività zero sul sinistro (leggermente deviato, ma molto lento) di Soualiho Meïté è inaccettabile. Negli ultimi anni le sue prestazioni sono spesso state sopravvalutate, cercando colpe da altre parti, ora tutto ciò non può essere più nascosto perché i punti persi tra queste prime partite e la scorsa stagione (esempio lampante il finale di gara con la Juventus dello scorso 28 aprile) iniziano a essere troppi.
SOPRAVVALUTATO – C’è ancora chi si ostina a ritenerlo uno dei migliori portieri non solo della Serie A ma addirittura d’Europa, ma probabilmente queste persone non guardano le partite dell’Inter. Handanovic è un portiere da highlights: ogni tanto fa qualche parata impattante, ma ormai sono più le papere che i miracoli e a conti fatti il numero di tiri nello specchio che finiscono alle sue spalle non sono nemmeno pochi, visto che è difficile tirare in porta all’Inter. Arrivato nel 2012 per sostituire Júlio César, al quale era stata data addirittura la rescissione con buonuscita per andarsene, Handanovic è partito bene ma ben presto la sua stella si è spenta, mantenendo una fama esagerata per le prestazioni fatte sul campo e calando drammaticamente di rendimento negli ultimi anni, quando ha perso anche il suo valore aggiunto sui rigori visto che non ne prende uno da sedici mesi e non porta punti da oltre tre anni (vedi articolo). Le sue lacune, fra uscite abbozzate o tiri calcolati fuori, non sono mai state colmate e anzi, di recente è pure peggiorato su altre situazioni fra cui la reattività. Ormai quando il pallone entra in area la paura che combini qualcosa è altissima, tanto che nemmeno i difensori si sentono sicuri e a volte vanno in tilt proprio perché manca una guida fra i pali, come avvenuto per esempio nell’autogol di Andrea Ranocchia in casa del Genoa la scorsa stagione (mancanza di comunicazione: Handanovic avrebbe dovuto avvisare che non c’era nessuno e si poteva liberare in tutta tranquillità).
SOLUZIONE IMMEDIATA – Lo scorso 1 dicembre gli è stato rinnovato il contratto sino al 30 giugno 2021, praticamente a vita visto che in quella data sarà prossimo a compiere trentasette anni. Nel suo primo periodo in nerazzurro Handanovic puntualmente si presentava davanti a qualche microfono a fine stagione dicendo di voler giocare la Champions League, obiettivo raggiunto soltanto lo scorso 20 maggio e non certo grazie al suo rendimento: alla fine non è mai andato via, forse anche perché offerte da squadre che giocavano la principale competizione UEFA per club non ne sono mai arrivate, ma ben prima della scadenza del contratto bisognerà iniziare a pensare alla sostituzione. È il quarto portiere per numero di presenze in campionato (duecentoventuno, fra sette raggiungerà Júlio César e poi restano solo Walter Zenga e Ivano Bordon) e il trentanovesimo in assoluto, ma forse ora sarebbe il momento di fermarlo. Nell’ottobre del 2004 Roberto Mancini, dopo una serie di errori pesanti da parte di Francesco Toldo, l’aveva rimpiazzato col suo vice Alberto Fontana, promosso numero 1 per sei partite e autore di prestazioni convincenti fra cui una in un derby finito 0-0, poi il titolare si era ripreso il suo ruolo e aveva migliorato il rendimento, ma la stessa cosa era successa a Júlio César nel febbraio del 2006: Luciano Spalletti farebbe bene a studiare questi precedenti e a vedere come i titolari, stimolati dalla competizione nel ruolo, erano usciti fortificati dall’avvicendamento momentaneo. Schierare Daniele Padelli per far capire a Handanovic che si deve guadagnare il posto come tutti e che non è più intoccabile, prima che inizi la Champions League che lui tanto vuole giocare, potrebbe svegliarlo ed evitare che ripeta gli orrori del recente periodo. Ma a prescindere da tutto una valutazione approfondita sul portiere dovrà essere fatta in società, per il bene di tutti.
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