Inter attesa dalla Juventus. Febbre Modric: più oro per salvare la Serie A!

Spalletti Modric Ausilio

Archiviate le “folies” romane, per l’Inter si avvicina la sfida stellare in casa della Juventus, tra certezze difensive e scelte da fare tra mediana e attacco, sognando un Pallone d’Oro (come Modric) che ridia verve al nostro campionato

PARTITA OLIMPICA – Difficile farsi largo tra la giungla di cose dette e fatte dentro e fuori il campo che ormai da tempo (e probabilmente per molto tempo ancora) fanno e faranno di Roma-Inter un carosello mediatico-sportivo, almeno nella versione Olimpica, nel senso dell’Olimpico come stadio, ché di olimpico (nel senso di spirito) c’è stato proprio poco in questa ormai classica di Serie A, molto più classica di Juventus-Inter, se vogliamo, per via delle sfide consecutive in Serie A. Certo, i Fabio Caressa dentro tutti noi gongolano non poco quando si trovano davanti le prime parole pesanti del nuovo ruolo leggero di Francesco Totti, così come la doppia razione di spallettosità verbale col suo corredo di asportazione sassolini trigoriani, schermaglie transoceaniche contro focosi babbi twittatori argentini e birignao moviolistici carpiati. Insomma, la goduria della domenica notte. Ma poi arrivano i giorni feriali e tocca razionalizzare tutto. A cominciare da una classifica che solleva tutti dal pretendere dall’Inter una riapertura della lotta scudetto. I numeri sono impietosi, meglio non contarli. O almeno limitarsi (e, per chi vuole, consolarsi) a constatare che dietro la megacapolista galattica le inseguitrici stanno avendo un cammino quasi simile, se non fosse per la tappa bergamasca, che ha visto il Napoli tesaurizzare di gran lunga meglio le energie post-Champions League e il turnover. Alla stessa Atalanta arrembante che ha fatto poker all’Inter, i partenopei hanno opposto più concretezza e cinismo nella fase difensiva (nel millennio scorso avremmo detto “catenaccio e contropiede”).

COSE DA NON SALVARE – Arrivare alla sfida con la Juventus con debiti da VAR mal applicato non fa bene. Sì, anche questo è da mettere nel conto generale, specie in questa partita, storicamente sempre marcata a fuoco da arbitraggi controversi. L’inquadratura sul gambone di Danilo D’Ambrosio contro quello dell’ex primavera Nicolò Zaniolo è una ghigliottina. Sarebbe (quasi) stato meglio avere un rigore contro che farsi chiudere all’angolo da meme, GIF e opinionismo twitterante. Ora i cinque giorni di attesa della supersfida dovrebbero servire soprattutto alle teste. Molto peggio dell’errore di D’Ambrosio, che si lascia superare dal 19enne italiano più trend topic del momento e poi lo sgambetta come fossero ai giardinetti, è quel gomito di Marcelo Brozovic, uscito davvero da non si sa dove. Il movimento è di quelli più lontani da qualsiasi norma di comportamento da area di rigore, meglio credere che il tasso adrenalinico che da sempre si genera all’Olimpico abbia tradito l’uno e l’altro.

COSE DA SALVARE – La difesa, ça va san dire. I due gol romani sono arrivati da situazioni estemporanee fuori della pertinenza della ditta Casseforti Stefan de Vrij-Milan Skriniar, un tiro da 30 metri e il rigore causato da epico raptus. E la grinta di Keita Baldé, uno che risponde di suo quando è chiamato, senza troppo scomporsi e al riparo da genitori-elicottero. Certo, tutti abbiamo curiosità per Lautaro Martinez, ma in Italia non si può arrivare e pretendere minuti se davanti hai uno come Mauro Icardi e la stagione è ancora lunga. A centrocampo dell’assenza di Radja Nainggolan ci se ne dovrà fare una ragione. Ragione, parola non a caso, per ragionieri del pallone come i ritrovati Joao Mario e Borja Valero, i quali, al netto della non eccelsa prova romana (vedi analisi tattica di Andrea Turano), sono due stabilizzatori per un reparto che Luciano Spalletti s’immaginava più energico e virulento col Ninja, che magari tornerà buono per il girone di ritorno.

FEBBRE (DA PALLONE) D’ORO – Intanto il verdetto parigino aumenta l’acquolina in bocca in casa Inter, Luka Modric non è più un calciatore, ma un imperativo (vedi risultati del Pallone d’Oro 2018, ndr). E non solo per accorciare la distanza dalla Juventus, ma per ridare una speranza di interesse a un intero campionato, già sulla via della resilienza grazie agli ultimi risultati in Europa.

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